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La recensione di Giorgio Ottaviani su Colonne d’Ercole

maggio 28, 2009

Con uno stile asciutto di taglio giornalistico, Carla Casazza ricostruisce un momento della nostra storia recente, sicuramente poco noto.
“Montecuccoli 1937-38 viaggio in estremo oriente” ripercorre in modo preciso l’intervento italiano a Shanghai, nella guerra cino-nipponica, ma non si limita a questo, offrendo anche un quadro vivido della Shanghai fine anni trenta, dove convivevano modernità e tradizione, dove ogni commercio è lecito, dove sembrano coesistere tutte le possibili pulsioni dell’animo umano.
Il filo narrativo segue la missione dell’incrociatore “Montecuccoli” su cui è imbarcato il Capo Elettricista di terza classe Aroldo Sabbadin, nonno dell’autrice. La descrizione degli eventi, precisa e documentata, si arricchisce così di ricordi personali che contrappuntano la narrazione degli eventi, offrendone un punto di vista più umano e partecipato. Bellissimo il corredo fotografico che completa e arricchisce il testo.
Mi fa piacere concludere questa breve presentazione, riportando le parole stesse dell’autrice che sicuramente meglio delle mie descrivono questo libro, prezioso, perché ci aiuta a capire come la Storia del mondo, quella con la “S” maiuscola raccontata nei trattati ufficiali, nasca da tante piccole storie misconosciute di gente comune.
“Ho deciso di raccontare questa storia per quattro motivi.
Il primo è sentimentale: ho raccolto le memorie di mio nonno, il Capo Elettricista di terza classe Aroldo Sabbadin, registrandole fedelmente e ripercorrendo assieme a lui quel periodo speciale della sua vita. Era un qualunque sottufficiale di Marina impegnato in una qualunque missione, ma inconsapevolmente stava vivendo un momento storico importante di cui, da questa parte del mondo, poco o niente si è saputo per tanto tempo.
La seconda ragione sta nel desiderio di presentare, con la maggiore esattezza e completezza possibile, la cronaca di un viaggio che guadagnò all’Incrociatore Raimondo Montecuccoli il titolo di ‘più valido camminatore’ per la notevole velocità di crociera mantenuta durante il viaggio: coprì la distanza Napoli – Shanghai in 17 giorni, in 16 mesi di viaggio percorse 50.000 miglia, toccando 31 porti diversi. L’intervento italiano in Cina, così come quello degli altri paesi occidentali che accorsero in aiuto della Shanghai assediata dai Giapponesi, servì a salvare innumerevoli vite. Si tratta di un episodio poco noto della storia militare italiana, ma ci fa onore.
Infine, sono stata conquistata dall’Oriente di allora, strano miscuglio di moderno e antico; una realtà unica e speciale, nel bene e nel male. Per quei marinai che, come mio nonno, non erano mai stati ‘dall’altra parte del mondo’, non si trattò di un semplice viaggio, ma della più grande avventura mai vissuta.”

Potete leggere l’articolo originale qui.

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