
Archivio per Ottobre 2007

Recensione
Ottobre 23, 2007
CHI FOSSE INTERESSATO AD ORGANIZZARE UNA PRESENTAZIONE DEL LIBRO NELLA PROPRIA CITTA’ PUO’ CONTATTARMI ALL’INDIRIZZO E-MAIL:

Montecuccoli 1937-38: il libro.
Ottobre 23, 2007
Ciò che potete leggere in questo blog è solo una piccola parte del materiale che ho raccolto e che ora è divenuto un libro.
Si tratta di un progetto, un sogno, a cui lavoro da molti anni e che ora, grazie alla sensibilità e al sostegno della Coop. Bacchilega Editore e di Sinetica Industries si è potuto realizzare. E per me è finalmente possibile fare conoscere a quanti lo sfoglieranno e leggeranno l’avventura del Montecuccoli in Oriente, e onorare così coloro che vi hanno partecipato.
Chi fosse interessato al volume può scrivere a montecuccoli1937@libero.it

Breve storia del Montecuccoli e degli incrociatori leggeri
Ottobre 23, 2007
L’Incrociatore Raimondo Montecuccoli faceva parte, assieme all’Eugenio di Savoia, il Duca D’Aosta e l’Attendolo della VII Divisione, inquadrata nella 2¡ Squadra Navale. Venne varato nel Cantiere Ansaldo di Genova-Sestri il 2 agosto ‘34; eseguì le prove in mare nella primavera del ‘35 ed il 30 giugno dello stesso anno fu consegnato alla Regia Marina. Assieme all’incrociatore gemello Muzio Attendolo fu dislocato a La Spezia dove si perfezionò l’allestimento e l’addestramento degli equipaggi; le due unità, affiancate dal Duca d’Aosta e dall’Eugenio di Savoia diedero vita alla la 7^ Divisione Incrociatori (Ammiraglio di Divisione Salza) inquadrata nella 2^ Squadra navale. Con lo scoppio della guerra civile spagnola nel ‘36 le unità da guerra italiane furono impiegate in crociere protettive del traffico e per evaquazione di connazionali e profughi. Il 27 agosto 1937 il Montecuccoli ricevette l’ordine di muovere immediatamente per l’Estremo oriente allo scopo di rafforzare la stazione navale italiana in Cina; la direttiva per il Comandante di Vascello Da Zara era di contrastare i Giapponesi ad oltranza. L’incrociatore, partito da Napoli il 30 agosto, compì una navigazione di 17 giorni toccando Porto Said, Aden, Colombo e Singapore e giunse a Shanghai il 15 settembre. La velocità nel coprire la grande distanza gli guadagnò, oltre al titolo di “miglior tiratore” della Regia Marina conquistato nelle ultime esercitazioni prima della partenza, anche quello di “più valido camminatore”. Nell’autunno del ‘38, occupata Shanghai dai giapponesi, la guerra si spostò oltre e, il 16 dicembre, il Montecuccoli salpò alla volta di Sydney per presenziare alla celebrazione del 150esimo anniversario della fondazione dello Stato del New South Wales. Accolto dall’orgoglio dei connazionali e l’ospitalità degli australiani, l’incrociatore toccò tutti i principali porti del paese: da Sydney a Hobart, da Adelaide a Freemontle, da Brisbane a Melbourne. Poi giunse l’ordine di rientrare a Shanghai via Batavia e Saigon; qui si effettuarono i rifornimenti consueti quindi il Montecuccoli prosegu“ la navigazione verso Yokoama, con sosta a Nagasaki, Beppu e Kobe: seguì la rotta nord, scese per gli stretti di Tsugaru e Tsushima ed i primi di giugno del 1939 l’incrociatore era nuovamente a Shanghai. Ripartì il 29 agosto per l’Europa e giunse a Napoli il 7 dicembre. Avevano percorso 50 mila miglia in sedici mesi. Nel corso della guerra Montecuccoli ed Attendolo ebbero una vita operativa particolarmente attiva e quasi sempre intrecciarono il loro destino con Eugenio ed Aosta. Vennero impiegati per diversi compiti tra cui ricerca del nemico, bombardamenti contro costa, posa mine, trasporto personale, materiali e truppe, protezione del traffico, trasferimenti, missioni, esercitazioni. Parteciparono ad episodi salienti della guerra navale, tra questi la battaglia di Punta Stilo (luglio 1940), la Prima battaglia della Sirte (17 dicembre 1941), la battaglia di Mezzo Giugno (2-16 giugno 1942) e quella di Mezzo Agosto (10-15 agosto 1942). Il Montecuccoli fu uno dei quattro incrociatori lasciati alla Marina in seguito al Trattato di Pace; durante il 1946 rimpatriò prigionieri italiani da Porto Said, Philippeville, Algeri ed Orano; dal 1947 al 1949 riprese l’attività di squadra. Designata nave-scuola per gli allievi dell’Accademia navale, iniziò dall’estate 1949 le campagne di istruzione estiva, sia nel Mediterraneo che a Santa Cruz de Tenerife (1951) e a Londra (1952). Raggiunge quindi La Spezia dove fu sottoposto a grandi lavori di trasformazione e rimodernamento che, dal giugno 1954, lo resero più idoneo al compito di nave-scuola. Sino al 1963 alternò ad attività di squadra compagne di istruzione, nel Mediterraneo e sino a Copenaghen (1955), Montreal, Boston e Filadelfia (1958), Helsinky (1961); compì il periplo del continente africano nel 1963, ultima tappa di una lunghissima attività in pace ed in guerra. Indimenticabile campagna di istruzione fu la circumnavigazione del mondo, dal 1¡ settembre 1956 al 1¡ marzo 1957, inizialmente non prevista e resa obbligatoria nel ritorno dall’Australia a causa della crisi del Canale di Suez. La sera del 31 maggio 1964 a Taranto venne ammainata per l’ultima volta la bandiera e con il 1¡ giugno il Montecuccoli fu cancellato dal Quadro del Naviglio Militare dello Stato. Rimorchiato a La Spezia, nel 1972 passò alla demolizione.

Tientsin
Ottobre 23, 2007
Quando Shanghai era ancora un piccolo villaggio, Tientsin era già una città prospera. Il nome tuale, Tianjin, deriva da quello di Tianjin wei (capitaneria del guado celeste) dato alla città durante la dinastia Ming, quando divenne un importante centro di trasporto marittimo per le provvigioni alla corte del “Figlio del cielo”. Con l’occupazione nel 1860 da parte di truppe inglesi e francesi si sviluppò la parte europea della città a sud dei vecchi insediamenti. Da questa mescolanza di abitanti la città acquisì anche una mescolanza di stili architettonici.
“Da Shanghai andai a Tientsin a fare servizio di guardia sui confini della concessione per circa 23 giorni. La concessione era grande 3 o 4 km, in tutto ci vivevano forse 400 anime compresi i cinesi che erano la maggioranza. Vi era di stanza il Battaglione San Marco che proteggeva i diritti della concessione acquistati negli anni. Fra il Battaglione e i cinesi c’erano ottimi rapporti. ”
La concessione venne ceduta al governo italiano, a titolo di affitto, nel gennaio 1901; si trattava di un terreno povero e paludoso. In pochi anni divenne un elegante insediamento in perfetto stile italiano, l’area fu ripulita e risanata. La sovranità territoriale della concessione apparteneva alla Cina ma italiani erano i poteri giurisdizionali sui propri sudditi e l’esercizio di altri poteri sovrani. L’amministrazione della concessione avveniva col sistema della municipalità, approvato il 3 gennaio 1923 dal Ministro per gli Affari Esetri italiano. In quegli anni la concessione aveva un’area di 460.000 mq e una popolazione di circa 20.000 abitanti. Nel ‘37, il Battaglione San Marco di stanza a Tientsin era comandato dal C.C. Aurelio Raggio, che, dopo l’incidente tra cinesi e giapponesi dell’8 luglio (Pechino distava solo 200 chilometri) pose i suoi uomini in stato d’allarme e a difesa della concessione italiana. Si temeva infatti che le truppe cinesi attaccassero la concessione giapponese, che sorgeva accanto a quella italiana. La posizione degli italiani era delicatissima perchè un qualsiasi intervento errato ritenuto tale da uno dei due contendenti avrebbe potuto coinvolgere il battaglione in azioni di rappresaglia. I giapponesi occuparono la città il 30 luglio.
“Gli italiani di Tientsin stavano bene economicamente. Non c’erano quindi discriminazioni nei confronti dei cinesi. Anche quando i contrasti fra cinesi e giapponesi si sono fatti più preoccupanti gli italiani della concessione, come del resto tutti gli stranieri qui come a Shanghai, non davano segno di preoccuparsi, pensavano di essere in una botte di ferro perchè vivevano nella concessione. Invece la prima zona che hanno occupato i Giapponesi è stata proprio la concessione, così come fecero a Shanghai con il Settlement. Nella fase più cruenta della guerra gli italiani hanno dovuto ritirarsi dalla concessione. Il Battaglione San Marco e diversi civili hanno abbandonato la località e con un viaggio alquanto pericoloso sono arrivati a Honk Kong dove sono stati accolti sul Montecuccoli. I civili hanno trovato imbarco su piroscafi civili.”
Fortunatamente il corpo italiano riuscì a rimanere fuori dalla mischia, ma si ebbe ugualmente un caduto. Morì sotto i colpi di una mitragliatrice il sottocapo furiere Renzo Consolini, e rimase leggermente ferito il sotto capo elettricista Domenico De Mauro. Lo stato di emergenza, in città, per le truppe italiane rimase tale fino all’ultima decade di agosto.

La guerra
Ottobre 23, 2007
La politica estera dei militari giapponesi era basata sulla convinzione che i paesi vicini accogliessero volentieri il Giappone come la nazione che li avrebbe liberati dall’oppressione occidentale. Il nazionalismo tuttavia si stava rapidamente diffondendo in Cina e man mano che l’impero giapponese si accresceva aumentava la volontà dei cinesi di resistere. La notte del 7 luglio 1937 avvenne uno scontro accidentale tra truppe cinesi e giapponesi in manovra a 12 km da Pechino nei pressi del Ponte Marco Polo. Il governo giapponese cercò di comporre la cosa localmente ma quello cinese, stanco di questo modo di procedere, che andava sempre a svantaggio dei cinesi, chiese una soluzione di fondo. Anche il governo di Tokyo, ormai dominato dai militari, fu d’accordo sulla richiesta. Nel frattempo, il 14 agosto, aerei cinesi tentarono di bombardare unità da guerra giapponesi in rada a Shanghai. Colpirono però le abitazioni e ciò causò una grossa battaglia attorno alla città, mentre i combattimenti si estendevano sempre più anche sul fronte nord. Questo episodio, chiamato “Bloody Sunday” diede il via alla guerra a Shanghai. L’obiettivo manifesto dell’aviazione cinese era la nave ammiraglia Idzumo, ormeggiata alla banchina della Nippon Yusen Koisha, vicino al Consolato Generale Giapponese, appena ad est dello sbocco di Soochow Creek. Ma le bombe caddero nel Wang Pu non lontano dal Bund, di fronte allo Shanghai Club, in una zona abbastanza distante dal Consolato Giapponese, uccidendo molti civili. Il Settlement si riempì di rifugiati provenienti dall’area cinese di Chapei e Kiangwan.
“Quando iniziarono i contrasti tra cinesi e giapponesi il comando internazionale di Shanghai diede ordine a tutte le legazioni che erano nella città di mettersi in stato di guerra; era un ordine non definitivo ed ogni legazione faceva nella propria zona quello che credeva più opportuno. ”
I giapponesi, non più minacciati a Tientsin per l’arrivo di rinforzi, volsero la propria attenzione verso Shanghai, che riuscirono ad occupare il 13 settembre dopo furiosi combattimenti. All’inizio delle ostilità le prime forze italiane a difesa della Concessione Internazionale furono un distaccamento di marinai della Carlotto, sotto il comando del Tenente di vascello P.L. Tavanti. Poi il 21 agosto arrivò a Shanghai da Tientsin la Lepanto, comandata dal C.F. Bacigalupi, con truppe di rinforzo del Battaglione San Marco. Qualche giorno dopo l’arrivo dei 764 Granatieri di Savoia e del Montecuccoli (14 e 15 settembre) i Granatieri e un piccolo gruppo di marinai del Montecuccoli presero il posto dei marinai della Lepanto e del Battaglione San Marco che tornarono a Tientsin. I soldati italiani affiancarono il contingente inglese di 2500 uomini e quello americano di 1400.
“Così anche gli italiani, nella loro Concessione, il 6 gennaio ebbero l’ordine di costruire le fortificazioni; attorno a tutta Nanking Road avevamo eretto postazioni con torrette d’avvistamento, trincee, reticolati. In fondo a Nanking Road c’erano i giapponesi, perchè la Concessione Italiana segnava proprio il confine tra la zona internazionale e quella Giapponese. Dal nostro posto di controllo verificavamo la gente che andava da un quartiere all’altro.”
Il settore italiano era costituito da una striscia di terreno lunga tre chilometri che si trovava tra le difese degli Americani ad est e degli inglesi ad ovest. Scrive l’Ammiraglio Da Zara:”Dipendevano dal comandante superiore navale oltre Montecuccoli, Lepanto e Carlotto, i mille granatieri di Savoia arrivati di fresco per concorrere alla difesa del Settlement di Shanghai, il battaglione di stanza a Tientsin, la guardia navale alla Legazione di Pechino e un piccolo reparto dislocato a Hankow. In Cina si combatteva ovunque: dal Nord al Sud, da Canton alla Grande Muraglia, lungo lo Jang-tze-kiang e lungo lo Hoangho. Dove la guerra non era ancora giunta infierivano la pirateria e il brigantaggio; dove l’odio contro i giapponesi non trovava bersaglio, sfociava in espressioni cruente di xenofobia. Bisognava dunque proteggere direttamente e indirettamente i connazionali delle Dogane e delle Poste, le Missioni, i piroscafi battenti bandiera italiana, i Consolati, e collaborare, al tempo stesso, alla difesa di tutti i bianchi e alla tutela dei loro interessi.”

Shanghai
Ottobre 23, 2007
Quando giunsero a Shanghai la città era già in guerra da un mese, ma ancora non si trattava della fase più cruenta. I marinai italiani si trovarono così di fronte alla città di sempre, non ancora mutilata e offesa: nella zona internazionale si viveva come se non fosse accaduto niente con l ‘aggiunta del ÒbrividoÓ di qualche bombardamento e qualche combattimento. Ma nel resto di Shanghai la violenza della guerra iniziava a seminare tragedia e rovine. L’incrociatore divenne sede del Comando Superiore Navale in Estremo Oriente.
“Arrivati a Shanghai ci siamo ancorati in mezzo al Wang Pu e siamo rimasti fermi là per effettuare il servizio di controllo del fiume: segnalavamo ad un comando internazionale quali navi uscivano ed entravano e se i sampan che passavano sottobordo erano armati.”
Quando chiesi a mio nonno di descrivermi Shanghai, mi diede da leggere questo ritratto che egli aveva trascritto da un giornale dell’epoca e conservato. Non conosco la fonte nè l’autore ma credo che valga ugualmente la pena di riportarlo: “Città che sorge in uno dei più melanconici e piatti paesaggi del mondo sotto un cielo perpetuamente nebbioso, intriso di una calda e svenevole umidità, distendendosi con il suo fronte di palazzi e di case per decine di chilometri innanzi alle acque giallognole ed immonde di un tortuoso braccio dello Jang Tze, il Wang Pu, che trascina verso l’oceano lo spurgo ed i rifiuti di cento città, borgate e villaggi e di almeno 200 milioni di abitanti. Questo stupore, questo senso di disorientamento, più che di ammirazione, avvertito dal viaggiatore in arrivo nel più grande emporio commerciale dell’Asia, nella più babelica e trafficata metropoli d’Oriente, viene incisivamente sintetizzato nel gergo Nord Americano da un’espressione: Shanghaied, che si applica a un individuo che, sia per una sbronza fenomenale, sia per una colossale perdita al gioco, sia per un cazzotto ben applicato, o magari per qualcosa di peggio, si trovi in uno stato di inebetimento tale da non capire più nulla.”

Il viaggio
Ottobre 23, 2007
“Mi trovavo da circa due mesi a bordo dell’Eugenio di Savoia in allestimento ai cantieri Orlando di Livorno, quando improvvisamente mi chiamarono chiedendomi se ero disposto a partire subito per la Cina. Io acconsentii. La sera stessa, alle 21, mi diedero l’ordine di sbarcare dall’Eugenio di Savoia, recarmi a Genova e imbarcarmi sull’incrociatore Raimondo Montecuccoli già pronto per salpare.”
La nave aveva appena presenziato al varo dell’unità da guerra Littorio, e quel 27 agosto nessuno si aspettava di ricevere nuovi ordini così tempestivamente. Nè l’Ammiraglio Da Zara, a cui venne dato il preavviso di partenza con l’ordine di essere in mare dopo sei ore nè gli uomini dell’equipaggio, disseminati per Genova in libera uscita o addirittura partiti per altri luoghi in licenza. Dall’entrata in servizio fino ad allora, l’incrociatore aveva svolto esclusivamente un’attività addestrativa con navigazioni circoscritte al Mediterraneo. Ora si prospettava una missione importante, stimolante, rischiosa. Così alle 20 in punto, esattamente sei ore dopo avere ricevuto l’ordine di partenza, il Montecuccoli lasciò il porto di Genova.
“Partimmo dalla città ligure il 27 agosto 1937 e ci dirigemmo a Napoli dove arrivammo il 29 agosto. Il giorno successivo riprendemmo il mare, alla velocità di 24 nodi. Di là andammo a Port Said e, dopo 12 ore di tappa obbligatoria per fare rifornimento e passare il Canale di Suez, attraverso il Mar Rosso, arrivammo ad Aden dove facemmo scalo. Giungemmo poi a Colombo, capitale dell’isola di Ceylon (odierna Sri Lanka); continuammo il nostro viaggio per Singapore dove facemmo rifornimento e imbarcammo il Battaglione San Marco che trasprtammo fino a Woosung da cui il Battaglione poi si diresse alla Concessione Italiana di Tientsin. Riprendemmo la navigazione fino a Shanghai dove arrivammo il 15 settembre, alle 23, dopo appena 17 giorni di viaggio.” L’incrociatore aveva proceduto ad una velocità notevole e il breve tempo in cui avevano raggiunto la destinazione fece guadagnare al Montecuccoli il titolo di “miglior camminatore”.

Livorno, Genova, Shanghai
Ottobre 23, 2007
Genova, 27 agosto 1937- L’incrociatore leggero Raimondo Montecuccoli sosta nel porto in attesa di nuovi incarichi. Varato da appena due anni è già il fiore all’occhiello della Marina Militare Italiana. E le buone premesse non verranno smentite nei suoi 29 anni di attività : in pace e in guerra sarà uno dei principali protagonisti della storia contemporanea della nostra flotta, divenendo una delle unità navali più note per fama e per gloria. Ne ha il comando l’Ammiraglio Alberto Da Zara, grande uomo di mare, che assieme ai 500 membri dell’equipaggio e a due piccole unità – la Lepanto e la Carlotto – sta per intraprendere una missione importante e singolare, unica nel suo genere. Gli ordini parlano chiaro: entro sei ore l’incrociatore deve essere in mare. Destinazione Shanghai.
Shanghai, 14 agosto 1937 - Piovono bombe sulla città . La “Parigi dell’Est”, la più grande, moderna, caotica, suggestiva, ricca, viziosa città dell’Asia diviene il bersaglio di una guerra a lungo temuta e scoppiata, infine, per caso. Potrebbe trattarsi semplicemente di un oscuro conflitto orientale, uno dei tanti, dei troppi del XX secolo. Ma la guerra cino-giapponese, allora quasi ignorata, per gli storici di oggi assume nuovi significati e segna l’inizio dell’evento più drammatico del ‘900: la Seconda Guerra Mondiale. Piovono bombe sul Settlement Internazionale e sulla Concessione Francese. I giapponesi non fanno distinzione tra cinesi ed occidentali. La guerra non è più solo una questione privata tra la Cina e l’Impero del Sole. Gli occidentali devono essere protetti.
Livorno, 26 agosto 1937 - Il Capo Elettricista di terza classe Aroldo Sabbadin, è imbarcato sull’Eugenio di Savoia. In 13 anni di navigazione sulle principali unità della flotta italiana, ha svolto spesso incarichi in Africa ma non è mai andato oltre il canale di Suez. Si è arruolato volontario a 16 anni per dare sfogo alla sua sete d’indipendenza, al desiderio di vedere il mondo. Ama la fotografia e conserva con precisione tutto ciò che, tornato a casa, sarà utile per ricordare i propri viaggi. Quella che gli viene proposta è la missione che da tempo attendeva: imbarcarsi per la Cina. Non può lasciarsi sfuggire la più stimolante occasione della sua vita.

Montecuccoli 1937-1938. Viaggio in Estremo Oriente
Ottobre 23, 2007
Ho deciso di raccontare questa storia per quattro motivi.
Il primo è sentimentale: ho raccolto le memorie di mio nonno, il Capo Elettricista di terza classe Aroldo Sabbadin, registrandole fedelmente e ripercorrendo assieme a lui quel periodo speciale della sua vita. Era un qualunque sottufficiale di Marina impegnato in una qualunque missione, ma inconsapevolmente stava vivendo un momento storico importante di cui, da questa parte del mondo, poco o niente si è saputo per tanto tempo.
La seconda ragione sta nel desiderio di presentare, con la maggiore esattezza e completezza possibile, la cronaca di un viaggio che guadagnò all’Incrociatore Raimondo Montecuccoli – uno dei principali protagonisti della storia contemporanea della Marina Italiana – il titolo di “più valido camminatore” per la notevole velocità di crociera mantenuta durante il viaggio: fu impresa notevole l ‘avere coperto la distanza Napoli – Shanghai in 17 giorni esatti, inoltre il Montecuccoli percorse 50.000 miglia in 16 mesi, toccando, nel corso del viaggio, ben 31 porti diversi.
Altro importante motivo è che l’intervento italiano in Cina, così come quello degli altri paesi occidentali che accorsero in aiuto della Shanghai assediata dai Giapponesi, servì a salvare innumerevoli vite. In quegli anni di violenza esibita ed esaltata, in cui la guerra imperversava ovunque, i militari italiani – accolti con benevolenza da tutti – stavano svolgendo una missione di pace.
Si tratta di un episodio poco noto della storia militare italiana, ma ci fa onore
Infine, sono stata conquistata dall’Oriente di allora, dal fascino della contraddizione, strano miscuglio di moderno e antico; una realtà unica e speciale, nel bene e nel male. Ho cercato di vederla con gli occhi di chi per la prima volta vi si trovava proiettato: la corrotta e cosmopolita Shanghai, le atmosfere ordinate e festanti dei porti australiani, la strana alternanza di tradizione e tecnologia del Giappone.
Per quei marinai che, come mio nonno, non erano mai stati “dall’altra parte del mondo”, non si trattò di un semplice viaggio, ma della più grande avventura mai vissuta.
Questa storia è raccontata attraverso il diario di mio nonno, le mie note frutto di ricerche ed approfondimenti, alcuni stralci delle memorie del Comandante Da Zara tratte dal volume “Pelle d’ammiraglio”, le testimonianze dirette di Carmelo Zarcone, Mario Rossetto e Pietro Brancati.
Ciò che potete leggere in questo blog è solo una piccola parte del materiale che ho raccolto e che ora è divenuto un libro.
Si tratta di un progetto, un sogno, a cui lavoro da molti anni e che ora, grazie alla sensibilità e al sostegno della Coop. Bacchilega Editore e di Sinetica Industries si è potuto realizzare. E per me è finalmente possibile fare conoscere a quanti lo sfoglieranno e leggeranno l’avventura del Montecuccoli in Oriente, e onorare così coloro che vi hanno partecipato.
Chi fosse interessato al volume può scrivere a montecuccoli1937@libero.it
Colgo l’occasione per ringraziare tutti coloro che stanno sostenendo questa iniziativa con lettere, e-mail, telefonate e anche semplicemente prenotando qualche copia del volume.